Cosa c’è dentro le scatole cinesi? Sicuramente niente di buono.

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Cosa c'è dentro le scatole cinesi

Quando la sfera e gli interessi privati invadono la cosa pubblica.

Come ogni lunedì sera stavo guardando Report, su Rai3; con la solita indignazione e sgomento per quanto la sfera e gli interessi privati abbiano invaso la cosa pubblica.

Per chi ha un minimo di coscienza civica guardare questi servizi e inchieste è una sofferenza; ma aiuta anche a prendere consapevolezza di quello che ci accade intorno.

Poi…

Ecco quel nome.

RaiPlay guarda il servizio.

Eutelia, Agile, Omega, Phonemedia.

In quanti son passati.

Nel 2014 vivevo in Toscana e mi trovai per caso a fare un colloquio per l’apertura di un nuovo call center.

In realtà non avevo idea del tipo di lavoro che sarei andata a fare ma mi era scaduto il contratto con l’azienda per cui lavoravo e stavo facendo una pausa di 15 giorni per poter ricominciare un nuovo contratto a termine; funzionava così anche allora!

“Se non posso assumerti con contratto precario, ti faccio due contratti a termine, pausa, e si ricomincia. Così non sono costretto ad assumerti.

Feci il colloquio e iniziai la formazione.

Un mese in aula, due classi di circa 30 persone e senza neanche che ce ne accorgessimo ci trovammo con cuffia e microfono a rispondere ai reclami e alle domande di clienti, davanti a gestionali che fino ad allora avevamo visto solo sulla carta.

Ricordo ancora che nel primo turno (6 ore) presi 37 chiamate.

Allucinante!

Inizialmente il nostro contratto prevedeva un fisso e incentivi (con minimo una media 13 chiamate l’ora) ma ci veniva cambiato spesso, a volte anche di mese in mese, in base alle esigenze ed ai flussi di chiamate in entrata.

Per la città fu comunque una boccata di ossigeno e diventammo la seconda azienda per numero di dipendenti.

Senza dubbio non mancava lo stress, ma era un lavoro divertente e dinamico.

E il nostro presidente era un personaggio incredibile.

Di origini napoletane, classe 1965, ci raccontò di essere arrivato con la valigia di cartone e di aver iniziato vendendo enciclopedie porta a porta; tra i sostenitori di Forza Italia e amico intimo del Silvio nazionale (e di Dell’Utri, si scoprì poi), al quale si ispirava e che venerava. Si vantava anche di aver brevettato un metodo di studio innovativo che permette a tutti, chiaramente pagando, di riuscire a laurearsi o diplomarsi (sì, proprio quello). Sicuramente una persona intelligente e brillante.

In azienda aveva una ex moglie e un amico fidato che si dividevano l’ufficio (e non solo visto che, forse per lo stretto contatto, entrarono così in confidenza che ebbero un figlio qualche anno dopo); lei si occupava del personale e lui di amministrazione (si vociferava fosse stato cacciato dalla banca in cui lavorava; e che fosse sposato, con un’altra ovviamente).

Poi c’era la sua fidanzata, una bella mora, estetista di professione, che divenne la nostra responsabile.

Nel giro di pochi anni passammo dai 4 – 5 operatori per turno, ad acquisire diverse campagne di assistenza clienti per compagnie telefoniche a servizi bancari/finanziari.

The President, ogni volta che arrivava con la sua Ferrari ci esponeva vari progetti: ci promise tanti soldi, un asilo,un bar, la mensa e un centro estetico; così la nostra CCM (Call Center Manager) oltre a dirigere 600-700 persone avrebbe potuto farci anche la ceretta nei tempi morti.

Facevamo continuamente formazione, aggiornamenti, ci credevamo tutti.

Ma…

cadde il governo.

E così, da dover gestire 25000 chiamate al giorno cominciarono a chiuderci i rubinetti ed arrivammo a 4000.

Dissero che la CCM era una spendacciona e aveva falsificato dati e bilanci.

Gli stipendi cominciarono a tardare, poi decisero di pagarceli metà alla volta, di 15 giorni in 15 giorni, un mese sì e un mese no, fino a niente. Intanto dovevamo continuare a lavorare, con la consapevolezza che non ci avrebbero mai più pagati. E lei, che ci pregava di continuare a rispondere al telefono (della serie “Andrà tutto bene”), ci chiedeva di tenere duro e non rivolgerci ai sindacati o organizzare scioperi; fu poi la prima che quando scoppio tutto e si ritrovò imposto un trasferimento fece vertenza all’azienda.

“Assurdo.

La realtà che supera la fantasia.”

Nuovi dirigenti andavano e venivano; ce ne fu uno molto gentile, mandato lì dalla Sardegna (per punizione credo), che si dimise e ci disse in confidenza che si vergognava molto e ci invitò a scappare il prima possibile. Capita la cattiva aria che tirava provammo tutti a cercarci un altro lavoro, ma in una realtà di 90000 abitanti e con una crisi galoppante non c’era molto da fare.

Ricerca attiva del lavoro

E il nostro primo ex-presidente si presentò a salutarci con la sua Ferrari e una nuova fidanzata bionda, più giovane e bella della precedente.

Era il 2009 e cominciammo a fare occupazione, di quelle che si vedono in televisione con gli operai che salgono sui tetti delle aziende.

Noi…

Loro!

Io mi presi l’influenza suina e rimasi ko quasi due mesi, passando uno dei periodi più terribili della mia vita.

Senza lavoro, senza stipendio da mesi, sola, infetta e in preda a immensa sofferenza fisica.

Durante questa occupazione – autogestione avevamo dei volontari che ci portavano pacchi alimentari; fu umiliante, tra i dipendenti c’erano marito e moglie, madre single e figlia, ed alcuni di loro erano riusciti ad ottenere perfino un mutuo; eh sì, poco prima avevamo ottenuto un contratto a tempo indeterminato, con l’obbligo però di firmare una clausola con la quale rinunciavamo per sempre ad esigere qualunque cosa che ci spettasse per legge prima di quella data.

Clausola poi smentita e considerata priva di valore, perché ci avevano tenuti a progetto per anni nonostante fossimo diventati lavoratori subordinati, con turni e riposi obbligatori.

Fatto sta che in seguito a questa occupazione ne partirono altre in tutta Italia, perché facevamo parte di un gruppo immenso con migliaia di dipendenti in tutto lo stivale.

Ci arrivavano notizie dai colleghi del sud costretti a lavorare con minacce e gomme tagliate.

A Roma si raggiunse l’impensabile, raid notturni spacciandosi per poliziotti.

Abbiamo poi fatto ricerche e scoperto che era tutto un gioco di scatole cinesi, l’azienda dentro l’azienda che non esiste. Sede legale: Londra, inesistente secondo alcuni servizi giornalistici.

Siamo stati a Roma  a manifestare, abbiamo scritto a tutti, giornali, programmi tv, perfino al Gabibbo senza risolvere il problema.  

Fino ad arrenderci.

Scoprimmo che alcuni nomi tra i dirigenti che erano passati facevano parte di uno schema che acquisiva aziende per farle fallire. Alcuni erano addirittura indagati per ‘ndrangheta e sequestro di persona.

Fino ad allora non lo sapevo, ma esistono fallimentaristi di mestiere; loro lo facevano dagli anni ’90!

Comprano, svendono, incassano e non pagano nessuno. Dipendenti, erario, fornitori.

Anzi, se riescono incassano anche anticipi dai clienti.

E’ stata una bomba sociale.

Siamo finiti in cassaintegrazione, e la nuova gestione, visto che non eravamo già abbastanza martoriati, ha deciso di assumere chi aveva i contratti a termine o quelli più giovani che potevano rientrare nell’apprendistato (leggi aiuti economici elargiti dallo Stato) e chi era della vecchia guardia, quelli che oramai avevano capito i giochini finanziari che c’erano dietro, tutti a casa.

C’è chi è stato un anno a Londra o in Spagna a spese dello Stato.

E chi come me, e pochi altri che amavano quell’azienda come se fosse la propria, si licenziò.

E… The President?

Immobiliarista firenze

Non so se abbia di nuovo cambiato fidanzata, ma so che ora è nel campo del mattone.

Chissà come se la cava da immobiliarista….

Poi mi fanno pesare tutti il fatto che la meno tanto per seguire la politica.

Questo è uno dei motivi, ci sono personaggi che non si fanno scrupoli per mero guadagno; a tutti i costi.

Conclusione?

A gennaio (2020) ho ricevuto una telefonata da una sindacalista che mi diceva che qualcosa si stava muovendo e probabilmente si riuscirà ad incassare qualcosa. Poi è esplosa la pandemia e tutto è rimasto sospeso.

Dieci anni.

Non hanno mai dato fallimento per cui non c’era niente a cui attingere per risarcirci.

Attendiamo.

Con speranza.

Perché la legge è uguale per tutti, e prima o poi giustizia sarà fatta.

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